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LE BRACCIA NEL CICLISMO

Quando si parla ci ciclismo ci si concentra sempre piu o meno sulle stesse problematiche, lombagie, cervicalgie e dolori di ginocchio o caviglia. In questo articolo invece voglio approfondire insieme a voi il ruolo dell’arto superiore, sempre messo in secondo piano ma non per questo meno importante qualora si parli di aumento della performance.

Andiamo quindi a vedere i momenti principali dove le braccia sono piu sollecitate:

PEDALATA FUORISELLA

Quando ci si alza sui pedali, il baricentro si sposta in avanti e l’intero peso del corpo si scarica sulle braccia, che fungono da “pilastri” di sostegno. L’energia scaricata sui pedali viene compensata dal lavoro delle braccia, che stabilizzano la bici e vincono la forza di gravità, opponendo una resistenza speculare rispetto alla gamba utilizzata. Se infatti si spinge sul pedale sinistro, è il bicipite destro ad essere attivato e viceversa.

SPRINT FINALE

Quando si sprinta negli ultimi metri di una corsa l’azione muscolare e la torsione applicata alla bicicletta sono tremende e tocca alle braccia opporre la necessaria resistenza affinché il mezzo rimanga stabile. La stessa forza dunque che viene sprigionata sui pedali deve essere messa in atto dalle braccia, che si contraggono isometricamente (ovvero vi è contrazione muscolare senza allungamento né accorciamento delle fibre). In questo caso l’intero braccio è contratto, mentre i bicipiti vengono attivati sempre in alternanza con la gamba che spinge sul pedale;

PEDALATA IN SALITA

Spesso, soprattutto nella bici da corsa, durante le lunghe salite ci si siede in sella e si poggiano le mani sulla parte orizzontale della piega. L’effetto della forza di gravità tende a tirare verso di sé la bicicletta e il ciclista e aumenta man mano che l’inclinazione della salita cresce. Per resistere alla forza di gravità le braccia trazionano sul manubrio, mantenendo in posizione l’intero corpo, come se ci si stesse letteralmente “appendendo”. Questa posizione contrae i tricipiti che rimangono attivati per tutta la salita;

Pedalare sui paramani

Pedalare con le mani aggrappate ai paramani delle leve freno è molto comodo, poiché permette di allungare la schiena pur mantenendo una posizione comoda e di ottenere un elevato controllo della bici. Quando si pedala in questa posizione i tricipiti sono attivati e hanno il compito di stabilizzare le spalle e la parte superiore della schiena. Quando poi si pedala in fuorisella con le mani sui paramani, una buona parte del peso del nostro corpo si scarica sui tricipiti;

LUNGHE DISCESE

In bici da cosa, quando si affrontano lunghe discese, ci si mette in posizione aerodinamica. I glutei si spostano verso il retro della sella, la schiena si allunga e si abbassa e le mani aggrappano la parte curva della piega. In questa posizione la manovrabilità dello sterzo è demandata esclusivamente ai muscoli dell’avambraccio, che si attivano alternativamente (flessione o estensione) e rimangono contratti per tutta la durata della discesa. Infatti è comune, dopo discese lunghe e tecniche, soffrire di un leggero intorpidimento delle mani e una sensazione di fatica nelle braccia, dovuta all’accumulo di lattato nei muscoli dell’avambraccio;

Come si può vedere le braccia, nel ciclismo, sono tutt’altro che “inutili” ed è dunque importante prendersene cura, sia con un lavoro di potenziamento muscolare dedicato sia con uno stretching che aumenti flessibilità e consenta di elasticizzare fibre e tendini.

Partiamo da un presupposto: come si organizza la nostra fascia quando appoggiamo le mani sul manubrio?

Riposta: si attivano dei recettori meccanici che, dopo aver percepito lo stimolo propriocettivo del manubrio, stirano ed organizzano una risposta motoria a spirale dapprima lungo la linea rossa e successivamente lungo le linee blu e viola.

Concludendo rapidamente (questo argomento lo trattaremo infatti piu approfonditamente in un altro articolo) possiamo dire che una corretta stabilità degli arti superiori fa migliorare le condizioni fasciali di tutto il tronco, influendo positivamente quindi sulla nostra postura e sulla nostra performance.

Nel prossimo articolo approfondiremo invece cosa può succedere se le linee blu e viola smettono di lavorare correttamente, a presto!

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