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Come ci muoviamo per davvero

DAL CERVELLO ALLA FASCIA E VICEVERSA.

Premetto che questo è un argomento molto tecnico, ma trovandolo essenziale per la comprensione della nostra vera meccanica motoria, mi sono proposto di semplificarlo per voi, cercando di parlare nella maniera più semplice possibile.
Detto questo procediamo pure, seguitemi.
Fino a qualche anno fa si pensava che fosse il cervello ad organizzare direttamente tutti i movimenti del nostro corpo, tramite una comunicazione diretta con le fibre muscolari.
La cosa che non tornava però è che, se così fosse stato, la quantità di informazioni che doveva processare il sistema nervoso centrale sarebbe stata eccessiva, quindi difficilmente gestibile da un apparato solamente.
Negli ultimi anni invece gli scienziati hanno scoperto che il corpo ragiona in modo molto più semplicistico, pensando solamente alle direzioni motorie lungo le quali muoversi. Sappiamo che ci possiamo spostare neri 3 piano dello spazio e nelle 6 conseguenti direzioni motorie.
Vediamole nel dettaglio:

  1. Piano Sagittale (avanti e dietro)
  2. Piano Frontale (laterale e mediale)
  3. Piano Obliquo (intra rotazione ed extra rotazione)

A questo punto viene spontaneo porsi due quesiti:

  1. Come reclutiamo un numero esatto di fibre per compiere un dato gesto? (sollevare una piuma richiede un impiego muscolare molto diverso che staccare 50 kg)
  2. Come gestiamo le direzioni intermedie nelle quali il nostro corpo di muove? (qui rappresentate dalle frecce)

Rispondo nella maniere più semplice possibile, evitando di tediarvi oltremodo sulla meccanobiologia fasciale: con dei recettori di movimento e di contrazione muscolare posti nella fascia.
Essi sono come degli minicomputer, in grado in comunicare sia con il cervello, che impartisce il programma motorio, sia con la fascia, che gli da le informazioni sul proprio stato di salute e sulla interazione con il mondo esterno ed i suoi stimoli.
Tramite quindi questi eccezionali strumenti biologici siamo in grado di modulare perfettamente ogni nostro gesto, sia in termini direzionali che di intensità.

Ora mi rivolgo al ciclista che c’è in voi: sapete voi in quante direzioni motorie vi muovete?
Solo in due direzioni ! Principalmente poi con i soli arti inferiori…!
Non è che le altre direzioni motorie non siano comunque impegnate, ma lo sono solo in maniera statica, per mantenere una corretta postura e per rendere il gesto più efficiente possible.
Ora, mi sembra chiaro, che un professionista, o un semiprofessionista deve necessariamente colmare questo gap motorio, inserendo nei suoi programmi di allenamento anche delle sedute in palestra, sessioni di stretching e di autotrattamento, con form-roller o con ausili simili.

Nel prossimo articolo vi spiegherò perché è davvero così importante: andremo quindi a scoprire quali sono i meccanismi lesivi che possono minare la buona salute della fascia e quindi anche la vostra performance sportiva.

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